Abbiamo fornito un assistente virtuale a tutti i dipendenti. Lo abbiamo integrato nella suite Office, nel browser, nel sistema di ticketing. Magari lo usiamo anche per prenotare il pranzo in mensa.
L’AI è entrata negli strumenti di lavoro. Ma abbiamo investito anche nella formazione delle persone che devono utilizzarla?
Assegnare una licenza è un punto di partenza. Imparare a usarla richiede un investimento altrettanto concreto.
Oltre la domanda e la risposta
Se utilizziamo un assistente soltanto come un motore di ricerca, rischiamo di fermarci a una piccola parte delle sue possibilità.
Possiamo chiedergli di aiutarci a preparare una riunione, confrontare documenti, trasformare appunti in una procedura o controllare quali informazioni mancano nella descrizione di un problema.
Per farlo bene, dobbiamo imparare a descrivere il lavoro: quale risultato vogliamo ottenere, quali dati abbiamo, quali vincoli dobbiamo rispettare e come verificheremo la risposta.
Sono tecniche di prompting anche basilari. Il loro valore emerge quando le applichiamo alle attività che svolgiamo ogni giorno.
Basta un'ora al mese
Per iniziare possiamo dedicare un’ora al mese alla formazione. Un appuntamento breve, continuativo e costruito intorno al lavoro dei partecipanti. Un punto di partenza da adattare alle esigenze del gruppo.
Non serve necessariamente un’aula tradizionale. Può bastare una videoconferenza, uno schermo condiviso e un caso concreto.
Prendiamo una richiesta generica:
«Scrivi una risposta a questo ticket.»
Proviamo a renderla più utile:
Prepara una bozza di risposta usando le informazioni del ticket
e la procedura allegata.
Distingui le verifiche già eseguite dai prossimi passaggi.
Se mancano dati necessari, indicami quali chiedere.
Usa un tono chiaro e non promettere tempi di risoluzione
che non sono stati confermati.
Confrontiamo le risposte, discutiamo gli errori e controlliamo il risultato. È in questo passaggio che la formazione diventa pratica di lavoro.
Formazione condivisa
Su un caso reale impariamo a dare istruzioni, riconoscere gli errori e verificare le risposte.
Autonomia nel lavoro
L’AI prepara, confronta e propone. La persona valuta, corregge e decide.
Risultati da valutare
Qualità del lavoro, correzioni necessarie e tempo recuperato.
Tempo recuperato
Nuovi obiettivi, miglioramento dei processi e più spazio per le persone.
Può formarci l’AI stessa?
Da sola, no.
L’AI può proporre esercizi, spiegare una tecnica e aiutarci a sperimentare. Ma affidarle interamente la formazione significa chiederle anche di giudicare l’adeguatezza delle proprie risposte.
Serve un confronto con chi conosce il processo, sa riconoscere un errore e può spiegare perché una risposta apparentemente convincente non è utilizzabile.
Un percorso di autoformazione può affiancare questi momenti. La possibilità di fare domande, osservare un collega e discutere un caso reale resta essenziale.
valorizziamo i risultati, non il tempo
Imparare a usare meglio gli assistenti può ridurre il lavoro ripetitivo e lasciare spazio ad attività che continuiamo a rimandare: migliorare una procedura, approfondire un problema, sviluppare una nuova idea.
O anche, perché no, avere più tempo libero.
Misuriamo i benefici sul lavoro concreto: qualità del risultato, correzioni necessarie, tempo complessivo per arrivare a un esito utilizzabile. Evitiamo di promettere moltiplicatori di produttività uguali per tutti.
Mettiamo l’AI al servizio dei nostri collaboratori.
E iniziamo a valutare i risultati, non il tempo speso alla scrivania.